Quando il problema diventa clinico: dalla gestione dello stress alla psicopatologia nello sport

Mario Fulcheri, Danilo Carrozzino, Daniela Marchetti e Gianfranco Gramaccioni

La rassegna riporta specifici contributi della letteratura scientifica su varie dimensioni psicologiche e cliniche dello stress correlato allo sport, unitamente a considerazioni su differenti fattori di rischio che possono contribuire all’insorgenza di esiti psicopatologici negli atleti. L’articolo presenta anche una breve analisi del counseling psicologico clinico in ambito sportivo.

 

 Tutti in pista! Psicologia, fisiologia e neuroscienze nell’automobilismo sportivo

Caterina Mazzoni, Maurizio Bertollo, Selenia di Fronso, Edson Filho, Claudio Robazza e Laura Bortoli

L’automobilismo, in quanto sport con elevate componenti di rischio, è una disciplina che richiede complesse abilità tecniche, fisiche e mentali; in esso risultano importanti sia la resa del mezzo, sia le abilità del pilota nella messa a punto e nella guida della vettura. Attualmente esistono pochi studi che possano offrire indicazioni per un intervento finalizzato a migliorare la prestazione mentale del pilota; infatti, la ricerca è più indirizzata verso un meticoloso sviluppo della vettura, trascurando quanto la differenza prestazionale possa essere una conseguenza anche dell’efficienza mentale del pilota. Lo scopo di questa rassegna è quindi sia di esaminare i fattori stressanti che l’atleta deve gestire, sia di descrivere le modificazioni psicofisiologiche che avvengono durante la guida in situazioni agonistiche. Individuare le caratteristiche specifiche di questo sport diventa fondamentale non solo per tutelare la salute e la sicurezza del pilota, ma anche per poter progettare interventi efficaci di mental training.

 

Motivazioni e stati dell’umore nel bodybuilding: un’indagine su bodybuilder agonisti e non agonisti

Patrizia Oliva e Sebastiano Costa 

Il bodybuilding è una disciplina strutturata che può essere svolta sia come esercizio fisico per migliorare la salute, sia come sport. I bodybuilder agonisti affrontano vere e proprie competizioni ricercando una prestazione e la soddisfazione di parametri estetici. Lo scopo di questo studio è indagare le differenze tra bodybuilder agonisti e non agonisti rispetto a percezione corporea, motivazioni all’esercizio fisico, stati dell’umore e indice di rabbia. I bodybuilder agonisti manifestano stati dell’umore prevalentemente più negativi (rabbia, confusione, depressione, fatica, tensione), mentre i bodybuilder non agonisti mostrano maggiore vigore. Una settimana prima della gara, i bodybuilder agonisti manifestano punteggi più elevati di rabbia di stato rispetto ai non agonisti, mentre per la rabbia di tratto non emergono differenze significative. Gli psicologi dello sport possono implementare interventi per ridurre le condizioni di stress pre-competitivo, favorendo il benessere psicofisico dei bodybuilder agonisti.

 

Burnout nello sport giovanile: effetti della resilienza, perfezionismo e clima motivazionale determinato dagli allenatori

Valentina Scimone, Carlo Chiorri, Cinzia Modafferi, Fabrizio Bracco e Francesca Vitali

Questo studio esamina l’associazione di alcuni fattori personali (percezione di competenza, resilienza e perfezionismo) ed un fattore situazionale (clima motivazionale determinato dagli allenatori) col burnout in un campione di giovani atleti liguri praticanti sport individuali e di squadra. I risultati dello studio hanno mostrato come il perfezionismo auto-orientato correli negativamente con le tre dimensioni del burnout (esaurimento psico-fisico, ridotto senso di realizzazione personale e svalorizzazione dello sport), mentre la resilienza sembra essere un fattore protettivo solo del ridotto senso di realizzazione personale. Inoltre, le tre dimensioni del burnout correlano positivamente con il clima motivazionale orientato sulla prestazione e negativamente con il clima motivazionale orientato sulla competenza. I risultati di questo studio suggeriscono che gli allenatori dovrebbero creare un clima motivazionale orientato sulla competenza per prevenire il burnout dei propri atleti.

 

Attività motoria e disturbi del comportamento

Daniela Senarega e Francesca Cirafici

L’obiettivo di questo studio è verificare l’impatto di un programma strutturato di attività ludico-motoria  per alunni di scuola primaria con disturbi del comportamento. L’attività motoria può aiutare gli alunni con disturbi del comportamento a partecipare alle attività scolastiche e ad interagire con compagni e docenti in maniera armoniosa. I partecipanti sono stati due gruppi (sperimentale e di controllo) di bambini di età compresa fra 6 e 10 anni di due scuole primarie di Genova. I risultati mostrano come l’utilizzo di un protocollo strutturato di attività ludico-motoria e di regole chiare da parte dei docenti possa avere un buon impatto sugli alunni con disturbi del comportamento.

 

Il progetto “Genitori in gioco: cosa ne pensano i ragazzi?”

Mara Quarisa e Silvia Zuliani

La letteratura ha mostrato il ruolo fondamentale dei genitori nel sostener l’esperienza sportiva dei figli. Tuttavia, atteggiamenti e comportamenti dei giovani possono essere influenzati negativamente dai genitori. Il progetto presentato analizza il punto di vista dei giovani atleti e propone un programma formativo per i genitori. La finalità del progetto è sviluppare nei genitori una maggiore consapevolezza dei loro atteggiamenti  e comportamenti. La convinzione è che la voce dei giovani possa dare un contributo decisivo a tale processo.