Seminario: “La Psicologia al servizio dello sport”, Roma 7 novembre 2018

Nel corso del Seminario verranno affrontate alcune tematiche importanti per il mondo sportivo, con la finalità di presentare i diversi ambiti in cui gli psicologi dello sport possono fornire un contributo significativo anche come componenti di staff di società o federazione.
Rispondendo alle questioni di cosa fa, con chi e come lavora lo psicologo dello sport, verranno affrontate tematiche riguardanti:
• la collaborazione tra psicologo dello sport e allenatore;
• le tipologie di intervento con gli atleti: approccio centrato sull’azione e approccio centrato sulle emozioni;
• lo psicologo dello sport per la squadra;
• la dimensione psicologica nel recupero degli atleti dopo un infortunio;
• lo sport giovanile e la relazione con i genitori.

Quando la corsa diventa dipendenza…

L’esercizio fisico è una delle “armi” che ci permettono di conservare un buono stato di salute psico-fisica. Tuttavia a volte si rischia di esagerare, trasformando una passione in una vera e propria ossessione.
Dov’è dunque il confine tra una sana pratica sportiva e un’insana dedizione all’attività motoria?

In questa intervista alla dott.ssa Cristiana Conti (psicologa dello sport, psicoterapeuta, socio AIPS), rilasciata per la testata giornalista La Repubblica, si cerca di delineare i campanelli di allarme e soprattutto le strategie per evitare l’insorgere di una vera e propria dipendenza da sport.

Potete leggere l’articolo completo cliccando su questo link.

Il ruolo della musica nell’allenamento sportivo

In questo articolo pubblicato da Repubblica, il prof. Maurizio Bertollo (docente di Metodi e didattiche delle attività motorie presso l’Università di Chieti e membro sia dell’Associazione Italiana di Psicologia dello Sport e dell’Esercizio AIPS,  che della Federazione europea di psicologia dello sport FEPSAC) ci spiega come le recenti ricerche scientifiche abbiano dimostrato il ruolo chiave della musica nella riduzione della percezione di fatica durante un allenamento.

Potete leggere l’articolo completo su sito di La Repubblica[:]

Master Universitario di I Livello in Psicologia dello Sport- IUSVE

[:it]In questo anno accademico lo IUSVE propone un Master Universitario in Psicologia dello Sport la cui finalità nasce dall’esigenza di formare figure professionali che sappiano operare in maniera competente ed efficace nell’applicazione di tecniche d’intervento in contesti sportivi differenti ed anche in ambito riabilitativo, ricreativo, sociale, preventivo, organizzativo. Professionisti in grado di intervenire con competenza, consapevolezza, responsabilità e attenzione per i principi deontologici ed etici in un’ottica non solo di miglioramento della prestazione, ma anche di prevenzione e di promozione della salute a servizio della persona.

 

Qui trovi la locandina: IUSVE_Master_Psicologia_Sport_Pieghevole_2018_2019

Questo è il link all’OPEN DAY: OPEN DAY[:]

Tavola rotonda…

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Il XXII  Congresso Nazionale AIPS 2018 – tenutosi a Mestre (VE) dal 25 al 27 maggio 2018 – si è concentrato sul tema del limite nello sport; nel farlo ha messo in luce come, in alcuni casi, i limiti rappresentino degli  ostacoli che l’atleta è chiamato a superare; sfide da fronteggiare con coraggio dimostrando le proprie capacità. In altri casi altri, invece, i limiti indicano i confini che descrivono l’autentico potenziale dell’atleta e che chiedono d’essere accettati con umiltà, anche se questo significa riconoscere che può non bastare per vincere.

Muovendo da simili considerazioni, nel pomeriggio di venerdì 25 maggio, ha preso corpo un’intensa tavola rotonda a cui hanno partecipato Angelo Altieri, Giorgio Avola, Nicolò Campriani, Marco Guicciardi e Claudio Robazza. Il dibattito  magistralmente guidato dal chair Prof. Luca Grion ha preso le mosse dall’esperienza degli atleti: di chi è ancora in attività e di chi, invece, ha già iniziato l’avventura del suo “secondo tempo” affrontando la sfida di ripensare se stesso una volta smessi i panni di atleta d’élite. Ad Avola e Campriani è stato chiesto, quindi, cosa abbiano imparato dall’esperienza del limite; quale lezione, utile anche per la vita, abbiano appreso sia dalle esperienze positive che da quelle negative.

Successivamente, il focus del dibattito si è concentrato sugli specifici “limiti di tempo” con cui deve confrontarsi l’atleta che, ancora in attività, voglia impegnarsi a costruire il proprio futuro, portando avanti un percorso di studi. Questa domanda ha dischiuso una più ampia riflessione sul tema della “dual career”, intesa non solo come seconda carriera che l’atleta deve intraprendere una volta conclusa l’attività agonistica, ma anche come doppia carriera – quella atletica e quella di studio – che chiede di trovare ragionevoli forme di convivenza durante la stagione agonistica. Questo, ovviamente, implica un fattivo sostegno da parte delle istituzioni sportive, alle quali viene richiesto di farsi carico non solo dei risultati sportivi dell’atleta, ma anche della sua crescita umana e personale. Tali considerazioni hanno sollecitato una riflessione sul senso dello sport e sulle priorità che devono strutturare l’azione delle istituzioni sportive, chiamate ad accompagnare la maturazione complessiva dell’atleta e non soltanto a massimizzare i risultati sul campo. Rispondendo a tali sollecitazioni Altieri ha richiamato il ruolo della politica e l’opportunità di condividere obiettivi e funzioni dello sport all’interno della nostra società. Accanto alla riflessione politico-istituzionale, la tavola rotonda ha inoltre esplorato gli aspetti psico-pedagogici dello sport, valorizzandone l’importanza in termini di crescita umana (prima che sportiva). Gli interventi di Altieri e Guicciardi hanno evidenziato, infatti, l’importanza di saper trasferire nella vita di ogni giorno quanto appreso nel contesto della competizione agonistica; un “travaso di competenze” per nulla scontato, ma preziosissimo nella misura in cui riesce a fornire ai giovani abilità emotive e relazionali fondamentali. È emersa così l’importanza della figura dello psicologo, chiamato ad accompagnare questo percorso di crescita dell’atleta nel difficile compito di comprendere come affrontare al meglio le sfide dell’attività agonistica e, al tempo stesso, come riconoscere quei limiti oltre i quali non è lecito andare, e coi quali bisogna maturare la capacità di far pace.

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