Carissimi soci, sostenitori e lettori,

il 17 febbraio scorso a Roma, presso la sede nazionale dell’Ordine, si è tenuto il secondo incontro del Tavolo Tecnico per la Psicologia dello sport, coordinato dal Presidente Fulvio Giardina. In questa occasione, dopo la presentazione da parte dei rappresentanti degli Ordini regionali di quanto si sta realizzando a livello territoriale, si è iniziato a riflettere su una possibile formazione specifica nell’ambito della Psicologia dello sport, adeguata alla realtà italiana. Con riferimento ad un articolo pubblicato con i colleghi Vitali e Robazza nel 2013 sulla rivista dell’AIPS Giornale Italiano di Psicologia dello sport (“Lo psicologo dello sport: considerazioni sulla professionalità”), mi è stato chiesto di presentare a grandi linee il documento dell’International Society of Sport Psychology (ISSP), che delineava le conoscenze e competenze ritenute fondamentali per gli psicologi dello sport. Ulteriori considerazioni sono state poi proposte da Fabio Lucidi, Presidente dell’Associazione Italiana di Psicologia e componente del Managing Council dell’ISSP. Da parte del Presidente dell’Ordine, è stata manifestata l’intenzione di attivarsi per promuovere ulteriormente la Psicologia dello sport presso Federazioni sportive ed Enti di promozione.

Come vedete in apertura, l’AIPS sta collaborando all’organizzazione del seminario che terranno Frank Gardner e Zella Moore nella prima metà di maggio presso lo IUSVE di Mestre-Venezia. I due studiosi sono molto conosciuti nell’ambito internazionale soprattutto in relazione a due tematiche rilevanti. La prima riguarda l’introduzione, anche nell’ambito della psicologia dello sport, di un approccio centrato sulla mindfulness, presentato nel 2004 in un loro articolo sulla rivista Behavior Therapy (A Mindfulness-Acceptance-Commitment-based approach to athletic performance enhancement: theoretical considerations) a cui ha fatto seguito un testo pubblicato nel 2007 (The psychology of enhancing human performance: The Mindfulness-Acceptance-Commitment (MAC) approach). Questo approccio si diversifica da quello tradizionalmente più usato che, ai fini di una prestazione ottimale, mira a controllare, eliminare o sostituire pensieri ed emozioni negative. Gardner e Moore ritengono che, a volte, un impegno esclusivo in questa direzione possa avere l’effetto opposto, e suggeriscono in questo caso un intervento basato sull’accettazione non-giudicante delle esperienze interne (pensieri, emozioni, sensazioni), sull’individuazione di obiettivi significativi e sul porre attenzione a stimoli, reazioni ed opportunità ambientali utili per la prestazione.

La seconda tematica che caratterizza questi autori è l’ambito clinico della psicologia dello sport, che considera le molteplici situazioni in cui è necessario un intervento di tipo clinico con atleti. Anche in questo caso il loro lavoro si è concretizzato in un articolo (The multi-level classification system for sport psychology (MCS-SP)”. The Sport Psychologist, 2004) ed in un testo (“Clinical sport psychology”, 2006) in cui vengono proposte specifiche modalità di valutazione e di intervento clinico con atleti-pazienti.

In una loro rassegna recente, questi studiosi fanno il punto della situazione sui modelli di mindfulness applicati allo sport (Mindfulness and acceptance models in sport psychology: A decade of basic and applied scientific advancements. Canadian Psychology, 2012).

Sicuramente la loro presenza in Italia darà un contributo significativo a tutti coloro che operano in tali direzioni.

 

 

Laura BortoliPresidente AIPS