Immagine

Special Olympics nella letteratura scientifica: rassegna di studi su tematiche psicologiche

Laura Bortoli, Paola Mengoni e Daniela Viotti

Special Olympics è il più diffuso movimento sportivo per persone con disabilità intellettiva, con più di quattro milioni di atleti in 170 paesi. Le sue finalità sono quelle di migliorare la forma fisica di bambini e adulti con disabilità intellettiva, organizzando allenamenti sportivi e competizioni. I benefici che gli atleti ricavano dalla partecipazione a queste attività sono spesso riconosciuti, in maniera spontanea ed intuitiva, dai familiari: miglioramenti nella forma fisica, nella percezione di competenza, nella fiducia nelle proprie possibilità, ed anche nell’autostima. Nel corso del tempo, la ricerca scientifica ha documentato gli effetti positivi della partecipazione ai programmi di Special Olympics. Viene qui presentata una breve rassegna di studi nell’ambito della psicologia dello sport.

Nutrizione e psiche

Antonio De Martino

Perdere peso appare una tendenza in crescita nella nostra società, una tendenza che sembra rispondere più al richiamo di stereotipi sociali che non ad uno stile di vita sano. Il sovrappeso è determinato dall’interazione di fattori di tipo genetico, comportamentale, psicologico e sociale, per tale motivo un corretto programma di educazione alimentare necessita del sostegno psicologico, quale elemento imprescindibile per un percorso di dimagrimento destinato al successo. Il cibo è infatti carico di significati psicologici, mangiare può essere un modo per sedare stati d’animo spiacevoli (angoscia, depressione, rabbia, noia e solitudine) associati ad eventi o fasi del ciclo di vita che si sta vivendo. Un corretto intervento psicologico per il controllo del peso risulta necessario per sostenere l’individuo lungo il suo percorso di dimagrimento, aiutandolo ad affrontare un processo di cambiamento non semplice. Ciò aderisce alla filosofia del wellness che mette il benessere della persona al centro dell’attenzione, favorendo in essa uno stato di benessere ed equilibrio psicofisico.

Disturbi del comportamento alimentare e sport

Alessandra Cresto e Claudio Scotton

Lo studio indaga i disturbi del comportamento alimentare in giovani atlete. L’attenzione si è focalizzata sulla ginnastica ritmica. Questo sport richiede alle giovani atlete canoni estetici legati ad un corpo esile, aggraziato e di bell’aspetto, utili ad aumentare il giudizio finale attribuito alla prestazione. Somministrando un questionario a giovani atlete è stato indagato il comportamento alimentare e il loro rapporto con il cibo e con la percezione del sé corporeo. La ricerca contribuisce all’analisi dei rischi di sviluppare un disturbo del comportamento alimentare per giovani atleti praticanti sport ad alta componente estetica.

Ipnosi neo-ericksoniana e psicologia dello sport: osservazione di caso singolo

Cristina Rupani e Gianfranco Gramaccioni

Lo studio ha esaminato gli effetti di un programma psicologico integrato, che include ipnosi neo-ericksoniana, imagery guidata e intervento educativo sulle abilità mentali, rivolto a un atleta di alto livello praticante Snowboard, disciplina Boardercross. Il programma è stato attuato in otto incontri distribuiti in un periodo di circa dieci mesi. L’impiego di un programma psicologico integrato con l’utilizzo dell’ipnosi neo-ericksoniana ha consentito un miglioramento delle abilità mentali, in particolare delle abilità d’imagery e di self-talk, e un miglioramento della fiducia e una riduzione dell’ansia cognitiva. Si è, inoltre, riscontrato come la riduzione dei disturbi della concentrazione, unitamente agli altri fattori sopra rilevati, abbia contribuito all’instaurarsi di un diverso atteggiamento in gara portando l’atleta a raggiungere anche ottime prestazioni e piazzamenti in classifica generale.

Effetti della pratica sportiva individuale e di squadra nella Sindrome di Down

Daniela Senarega

Gli atleti scelgono soggettivamente se praticare uno sport individuale o di squadra, ma alcuni effetti derivanti dalla loro pratica potrebbero essere diversi. Per questo motivo si sono distribuiti questionari ad allenatori e famiglie di atleti con Sindrome di Down per esaminare i motivi della pratica e verificare l’influenza di diversi sport valutando eventuali miglioramenti fisici e psicologici. Sia gli allenatori sia le famiglie si aspettano che lo sport migliori le capacità fisiche e motorie, ma anche fattori personali (es. autostima) e sociali. Dai risultati emerge come gli sport di squadra hanno una maggiore influenza sulla socializzazione, mentre quelli individuali sull’autostima. I motivi principali per cui i giovani esaminati si avvicinano allo sport è per trarne benefici oltre che fisici, anche mentali e migliorare l’interazione con gli altri e l’autonomia.

Processi motivazionali, resilienza, perfezionismo e burnout negli sport di resistenza

Francesca Vitali e Fabio Ferrari

Gli aspetti degli sport di resistenza maggiormente indagati dagli psicologi sono stati quelli legati alla preparazione mentale degli atleti, ma scarsa attenzione è stata rivolta allo studio dei processi motivazionali che anche in queste discipline sportive rivestono certamente un ruolo chiave. Questo studio esamina l’orientamento motivazionale, la resilienza ed il perfezionismo con lo scopo di valutare le relazioni con il burnout in atleti adulti praticanti sport di resistenza. I risultati mostrano come lo sviluppo della resilienza appare un obiettivo centrale che andrebbe perseguito, poiché risulta correlata positivamente sia con l’orientamento motivazionale al compito, sia con l’orientamento motivazionale all’io. La resilienza si correla negativamente con tutte le tre dimensioni del burnout (esaurimento psicofisico, svalorizzazione dello sport e ridotto senso di realizzazione personale), costituendo dunque un fattore preventivo dell’abbandono. Nello studio si evidenziano alcuni effetti disfunzionali che il perfezionismo socialmente prescritto può avere per gli atleti praticanti sport di resistenza. La ricerca di standard elevati e irrealistici di prestazione prescritti socialmente può far aumentare sia l’esaurimento psicofisico che la svalorizzazione dello sport, due dimensione del burnout nello sport.