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Attività Fisica Adattata, geromotricità e colloquio psicologico: un’esperienza con anziani residenti in struttura

Roberta Benedetta Casti

Questo lavoro presenta un’esperienza di Attività Fisica Adattata con anziani ospiti di una residenza socio-assistenziale. L’esperienza si basa sulla geromotricità secondo metodo AGIEF (Associazione Insegnanti Educazione Fisica Geromotricisti) in associazione con il colloquio, utile per costruire un rapporto positivo ed empatico durante l’attività fisica. L’esperienza presentata ha coinvolto N = 11 anziani residenti (due uomini e nove donne) per un periodo di circa due anni. I risultati mostrano un incremento delle abilità motorie e di alcuni aspetti psicosociali.

Effetti dell’attività motoria su paura di cadere, equilibrio e deambulazione in donne anziane ospiti in struttura residenziale

Paolo R. Brustio, Daniele Magistro, Stefano Ivaldi, Marcella M. Caglio, Emanuela Rabaglietti e Monica E. Liubicich

Paura di cadere, problemi di equilibrio e deambulazione sono spesso comuni nella popolazione anziana ospite di strutture residenziali e si ripercutono negativamente su benessere e qualità della vita. In un’ottica di prevenzione, lo studio indaga l’effetto di un programma di attività motoria su paura di cadere, equilibrio e deambulazione in un gruppo di donne anziane non normative. Hanno partecipato allo studio N = 36 donne anziane (età media = 83,6 ± 6,4 anni), ospiti di una struttura residenziale, suddivise in Gruppo Sperimentale (GS: età media = 84,4 ± 6,6 anni) e Gruppo di Controllo (GC: età media = 82,6 ± 6,2 anni). Il GS ha preso parte ad un programma di attività motoria, condotto da Laureati magistrali in Scienze Motorie, finalizzato a mantenimento e miglioramento di equilibrio, deambulazione e propriocezione. I risultati mostrano un miglioramento di paura di cadere, equilibrio e camminio nel GS, ed un decremento nel GC. Nel GS si evidenziano anche differenze significative per le variabili indagate tra inizio e fine del programma di attività motoria. Lo studio evidenzia in un contesto istituzionalizzato il ruolo dell’attività motoria come strumento per ridurre la paura di cadere e  mantenere abilità motorie funzionali alla salute ed al benessere dell’anziano.

Personalità, ansia competitiva, orientamento motivazionale e clima motivazionale in nuotatori agonisti

Valentina Elisabetta Di Mattei, Luca Lavezzari, Alessandro Ambrosi e Lucio Sarno

Recenti ricerche di psicologia dello sport hanno ipotizzato un legame tra alcune variabili che influenzano la prestazione (ansia competitiva, orientamento motivazionale e clima motivazionale) e i tratti di personalità. Questo studio delinea un profilo di personalità sportiva di atleti considerando tali variabili e mettendo in luce eventuali differenze legate ad abilità sportiva e genere. La ricerca ha coinvolto N = 213 nuotatori divisi in due sottogruppi (n= 99 élite e n= 114 non élite). I risultati mostrano differenze significative: atleti di élite e non di élite si differenziano in alcuni fattori di personalità e nell’ansia competitiva cognitiva e somatica; maschi e femmine mostrano differenze sia nella personalità ed ansia competitiva che nell’orientamento motivazionale. Lo studio mette in luce l’importanza della personalità come background psicologico che può influenzare variabili che discriminano gli atleti per genere ed abilità sportiva.

Aspetti percettivi nell’apprendimento motorio delle abilità coordinative in età scolare

Simona Nebiolo, Giovanni Musella e Emanuela Rabaglietti

I processi percettivi svolgono in termini evoluzionistici un ruolo significativo nella vita dell’uomo. Il sistema nervoso si è evoluto in modo da poter elaborare rapidamente le informazioni in ingresso per rendere disponibile la risposta più efficace allo stimolo presentato. In ambito sportivo l’attenzione visiva permette di comprendere la traiettoria e la velocità di una palla o la direzione di movimento o di un avversario. Lo stile attentivo cambia in relazione all’ambiente: gli sport open skills richiedono un’analisi globale e rapida del campo visivo, gli sport closed skills richiedono invece un’analisi più ristretta del campo visivo. Questo studio presenta un’indagine esplorativa svolta in ambito scolastico con un gruppo a sviluppo tipico ed un gruppo con disturbi specifici di apprendimento, che ha come obiettivo quello di indagare l’attenzione visiva durante lo svolgimento di un compito motorio in ambiente chiuso ed in ambiente aperto, attraverso il supporto della tecnologia eye-tracking. I risultati mostrano che l’ambiente non ha inciso sia sull’esito del test che sull’attenzione  dei partecipanti di entrambi i gruppi.

Influenza di genere ed età reale sullo sviluppo dell’equilibrio posturale misurato con la Pedana Prokin nella media fanciullezza

Luisa Pizzigalli, Francesca Magno, Serena Leporati e Alberto Rainoldi

Scopo della ricerca è indagare l’influenza che hanno genere ed età reale, sullo sviluppo dell’equilibrio posturale statico in bambini della scuola primaria. É stata utilizzata la Pedana Prokin PK 214 P in modalità stabilometrica ed un accelerometro biassiale (TK-Trunk Sensor) per la registrazione dei movimenti del tronco di 81 bambini sani (37 maschi e 44 femmine, età media: 8± 1 anni). Il protocollo sperimentale consisteva nel quantificare l’equilibrio statico in posizione eretta bipodalica (BIPO) (60 sec.) e monopodalica (MONO) (30 sec.), sia in appoggio sull’arto dominante sia controlaterale, ad occhi aperti (OA) e occhi chiusi (OC), per un totale di sei prove posturali per bambino. Il confronto di genere a 7 anni ed a 8 anni mostra come le femmine siano più stabili dei coetanei maschi. Nel confronto tra età differenti, sia maschi che femmine di 8 anni mostrano performance migliori nelle prove BIPO OC, MONO OA su gamba destra e gamba sinistra rispetto ai bambini di 7 anni.

Disgrafia e attività motoria nell’età della scuola primaria

Daniela Senarega, Emilia Restani e Valeria Palombo

Questo progetto di ricerca mira a recuperare i disturbi nell’apprendimento della scrittura attraverso l’attività motoria mirata, ma anche per prevenire le difficoltà che questi disturbi creano. Lo studio ha messo in evidenza come l’attività motoria, svolta con un preciso protocollo, possa migliorare in modo determinante le difficoltà disgrafiche in bambini frequentanti il primo anno della scuola primaria.