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La percezione di efficacia in Educazione fisica

Rossana Di Battista e Doriana Vivaldo

“Ce la posso fare”, “Sono capace di fare questo esercizio”. In Educazione fisica, queste frasi degli alunni rispecchiano la loro convinzione di poter eseguire un compito richiesto con successo ed esprimono il senso di efficacia che ciascuno possiede. Chi si percepisce capace di svolgere un compito motorio è molto probabile che lo affronti. La percezione di efficacia dipende da molteplici fattori, tra cui quelli che derivano dalla relazione educativa docente-discente. Tre aspetti, infatti, influenzano il comportamento motorio degli alunni: il loro personale senso di efficacia (self-efficacy), le convinzioni sull’efficacia del loro insegnante (other-efficacy) e le convinzioni su quanto essi pensino che l’insegnante li reputi competenti (relation-inferred self-efficacy). Gli insegnanti di Educazione fisica possono assumere un ruolo fondamentale nell’incrementare la percezione di efficacia nei loro alunni, utilizzando appropriate strategie ed una comunicazione corretta. In questo modo essi favoriscono anche l’aumento della motivazione e dei livelli di attività fisica e, più in generale, l’adozione di stili di vita attivi.

 

Coerenza della coesione di gruppo: Una strategia per migliorare i risultati negli sport di squadra

Davide Mate, Federico Ferrari e Katiuscia Rinino

I ricercatori hanno indagato la coesione sociale e la coesione sul compito in una squadra di hockey di alto livello. L’ipotesi è che una inconsapevole differenza tra la coesione percepita personalmente (narrazione personale) dai singoli giocatori e le narrazioni condivise di gruppo sulla coesione stessa possano creare un false group self. Tale costrutto può alimentare tra gli atleti pensieri ed emozioni distoniche, provocando un peggioramento delle prestazioni. Sono stati utilizzati focus group in cui gli atleti mostravano coesione; tuttavia, le loro dichiarazioni condivise in gruppo non erano coerenti con le percezioni personali sugli stessi aspetti quando valutate attraverso il Group Environment Questionnaire (GEQ). Per verificare questa ipotesi, la prestazione della squadra dovrebbe migliorare se si riduce il gap tra narrazione privata e narrazione condivisa sulla coesione. I giocatori di hockey hanno migliorato le prestazioni come squadra dopo essere stati informati del false group self. Lo studio evidenzia che alti livelli di coesione del gruppo (soprattutto sociale) non necessariamente portano a migliori prestazioni, e che la consapevolezza dei reali sentimenti rappresenta un fattore determinante per il successo di squadra.

Una ricerca sulla preparazione mentale e sulla gestione degli aspetti emozionali di giovani calciatori

Melinda Pellizzari

Le ricerche mostrano come i giovani atleti che emergono, a parità di abilità fisiche e tecniche, sono quelli che utilizzano le abilità mentali in modo più efficace. È ormai riconosciuta l’importanza di strutturare interventi psicologici per il miglioramento della prestazione. Numerosi programmi di mental training vengono utilizzati a questo scopo. L’obiettivo dello studio è presentare un intervento sul miglioramento dell’autoconsapevolezza e di alcune abilità mentali da parte di 30 calciatori di 15 anni di età, appartenenti a due squadre di una società professionistica del Nord Italia. È stato svolto un programma di mental training valutato sia con approccio nomotetico (Inventario Psicologico della Prestazione Sportiva-48; Robazza, Bortoli e Gramaccioni, 2009) che con approccio idiografico (profilo degli stati psicobiosociali associati alla prestazione; Hanin, 2000). Sono stati esaminati i cambiamenti ed è emersa un’unica differenza statisticamente significativa legata al controllo dell’arousal emozionale. È probabile che l’impostazione data al programma, in cui è stato svolto un lavoro mirato all’aumento della consapevolezza emotiva, abbia influito su questo cambiamento.

Disgrafia e attività fisica posturale: Una ricerca su bambini della scuola primaria

Daniela Senarega e Rachele Maramotti

Questo studio ha l’obiettivo di verificare gli effetti di un programma specifico di attività fisica posturale per bambini affetti da disgrafia. Partendo dalle relazioni tra postura e grafia, è stato progettato un protocollo specifico con lo scopo di migliorare il gesto grafico nei bambini. Insegnando ai bambini ad ascoltare il proprio corpo e a migliorare le posture assunte nel banco, si è pensato di poter migliorare il gesto della scrittura. I risultati sono stati incoraggianti.

Attività fisica e disturbi del comportamento alimentare: dal corpo schiavo al corpo consapevole

Ilaria Maria Ezia Castino

Il lavoro si propone di analizzare il contributo dell’attività fisica, all’interno di un ambito multidisciplinare come è quello consigliato dalle Linee guida nazionali per la cura dei disturbi del comportamento alimentare. L’analisi parte da come l’attività fisica venga proposta in due Centri residenziali per la cura dei disturbi del comportamento alimentare . Una particolare attenzione è stata data agli approcci metodologici utilizzati con i pazienti affetti da Binge Eating Disorder. Sono state descritte le attività fisiche proposte, gli obiettivi fissati e i cambiamenti osservati nei pazienti a fine percorso. L’apprendimento di una pratica sana di attività fisica che possa guidare i pazienti a ridurre l’iperattività, tipica di alcuni disturbi, o a contrastare l’assenza di movimento, che ne caratterizza altri, permette di percepire il corpo e i suoi bisogni riducendo comportamenti disfunzionali. Questo migliora la capacità di percezione realistica delle forme corporee e diminuisce i pensieri ossessivi come quelli riguardanti il cibo.

Ipnosi e tecniche di imagery nel lavoro con golfisti professionisti

Michele Modenese

L’autore presenta l’ipnosi e descrive come sia stata oggetto di studio scientifico e impiegata come metodologia ampiamente riconosciuta in medicina, in psicologia e anche in psicologia dello sport. Il golf professionistico è uno sport che per le sue caratteristiche non può prescindere dai fattori mentali: emozioni, pensieri e percezioni hanno un ruolo preponderante nel rendimento di un golfista professionista. L’ipnosi e le tecniche di imagery sempre più vengono impiegate con successo per accrescere la prestazione e mantenerla elevata nel tempo da parte di golfisti professionisti. Questo articolo presenta alcune modalità di lavoro, semplici nella forma ma complesse nei contenuti, da svolgere con golfisti professionisti utilizzando ipnosi ed imagery.

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