Psicologia dello sport AIPS
AIPS Associazione Italiana Psicologia dello sport

LA PREDISPOSIZIONE AL DOPING

La ricerca in psicolgia dello sport: attualità e prospettive >>

 Francesca Vitali & Samuele Perotti
Università degli Studi di Genova, Facoltà di Medicina e Chirurgia,
Corso di Laurea in Scienze Motorie.
 
 Introduzione
 Negli ultimi anni il fenomeno del doping ha subito un forte incremento, sia in ambito agonistico sia in ambito amatoriale (Franques, Auriacombe & Tignol, 2001; Mahler, 2001). Soprattutto l’atleta in formazione può essere indotto a farne ricorso, sia per imitazione di atleti famosi, sia perché sottoposto a crescenti pressioni da parte di molti attori del proprio contesto sociale (allenatori, coetanei, genitori). Questo accade in molte discipline sportive, fra cui il ciclismo (Bardelli, 2004).
Una efficace prevenzione nel campo del doping implica l’implementazione di strette sinergie, oltre che la realizzazione di indagini conoscitive sul fenomeno.
La ricerca presentata offre un contributo in questa direzione, approfondendo il ruolo di alcuni fattori psicosociali legati al fenomeno del doping nella pratica sportiva del ciclismo, per individuare possibili percorsi di intervento per la prevenzione del rischio per la salute degli atleti.
Il ruolo basilare giocato dalle rappresentazioni sociali ed in particolare dagli atteggiamenti sui comportamenti autolesivi è stato sottolineato nell’ambito della psicologia della salute (Stroebe & Stroebe, 1997).
Secondo il modello della azione ragionata (Fishbein & Ajzen, 1975), è la relazione fra credenze, atteggiamenti, norme ed intenzioni a spiegare la realizzazione dei comportamenti.
In questo studio abbiamo indagato la predisposizione individuale al doping, influenzata da credenze, atteggiamenti e norme, e capace di incidere sulle intenzioni che spingono ad un comportamento. L’attenzione viene, inoltre, focalizzata sulle conoscenze legate al fenomeno, per fare luce sulle motivazioni che spingono gli atleti, amatoriali e non, a farne uso, per approfondire l’attribuzione delle responsabilità, per analizzare le informazioni e la comunicazione sul fenomeno.
Materiali e metodo
 La ricerca prende in esame un gruppo di 311 atleti (M = 88,6%; F = 11,4%) che praticano il ciclismo, di cui 172 (55,3) a livello amatoriale e 139 (44,7%) a livello agonistico. Due sono le fasce di età considerate: la prima concerne un gruppo di 140 atleti (45,1%) la cui età è compresa fra i 7 e i 23 anni (età media: 18,5 anni); la seconda si riferisce ad un gruppo di 171 atleti (54,9%) la cui età va dai 24 ai 46 anni (età media: 35,8 anni).
Lo studio si basa su un questionario strutturato, proposto ai soggetti esaminati in formato elettronico, per la valutazione della predisposizione individuale, delle conoscenze, degli atteggiamenti e delle opinioni verso il fenomeno doping nella pratica sportiva del ciclismo.
Gli obiettivi della ricerca sono volti ad approfondire (a) il livello di predisposizione individuale al doping, capace di incidere sulle intenzioni, (b) quali motivazioni spingano gli atleti a fare uso di sostanze dopanti, (c) quali attribuzioni delle responsabilità gli atleti, amatoriali ed agonisti, adducano in relazione al fenomeno e, infine, (d) il livello di conoscenza del fenomeno doping da parte degli atleti.
 Risultati e discussione
 I dati raccolti sono stati analizzati seguendo procedure statistiche di tipo quantitativo. Le analisi permettono il confronto fra atleti amatoriali e non, rispetto alla predisposizione al doping. Tale predisposizione, influenzata dalle credenze, dagli atteggiamenti e dalle norme individuali, è capace di incidere sulle intenzioni che spingono ad un comportamento. Con una domanda singola - “Saresti disposto/a a ricorrere al doping?” – è stata indagata tale dimensione. La percentuale di rispondenti che affermano di essere disposti è molto alta: ben il 94,6% si dichiara pronto a fare uso di sostanze dopanti. In particolare, sono gli atleti amatoriali a dichiararsi più disposti rispetto agli agonisti di fare ricorso al doping. I giovani atleti (fino alla categoria Under 23 anni) si dicono meno disposti degli adulti a fare uso di sostanze dopanti.
Per quanto riguarda le motivazioni che spingono gli atleti a fare ricorso al doping, quella principale (49,2%) sembra essere quella di ‘migliorare le proprie prestazioni atletiche’, seguita (14,5%) dal fatto di poter ‘raggiungere i propri obiettivi sportivi’ e dal fatto di (12,6%) poter ‘vincere in modo più semplice’.
Secondo gli atleti intervistati, le responsabilità del ricorso al doping sono in larga misura (80,3%) attribuite all’‘atleta stesso’ e solo pochi (6,7%) le riferiscono legate all’‘allenatore o direttore sportivo’.
Il livello di conoscenza del fenomeno doping da parte degli atleti sembra essere, infine, molto scarso: ben il 95,8% degli atleti che hanno preso parte alla ricerca afferma di non parlare in generale di doping e addirittura nessuno dichiara di discutere del fenomeno con un  medico. Anche gli aspetti specifici del fenomeno sembrano essere poco conosciuti: ben il 92% afferma di non conoscere le auto-emotrasfusioni e più della metà (63%) non conosce la categoria dei farmaci a restrizione d’uso.
 Conclusioni
 Quello che emerge dallo studio e dagli atleti presi in esame, è un quadro caratterizzato da una notevole mancanza di informazione sul fenomeno doping. Inoltre, le poche informazioni che sembrano arrivare agli atleti passano per canali che non fanno riferimento ad esperti, come i medici sportivi.
A questo si aggiunge un livello di conoscenza piuttosto sommaria del fenomeno in genere e delle sue specificità. Gli atleti sembrano lasciati piuttosto soli di fronte al problema, le cui responsabilità sono per la maggior parte legate agli atleti stessi.
L’elevata disposizione dichiarata verso l’uso di sostanze dopanti, rappresenta infine, un elemento di forte criticità, che certamente induce a riflettere circa la necessità di interventi sempre più qualificati volti ad arginare il fenomeno doping.
In conclusione, i risultati emersi da questa ricerca forniscono alcune indicazioni per lo sviluppo delle conoscenze sul fenomeno del doping e sulla predisposizione degli atleti a farne ricorso, utili anche a carattere applicativo per interventi volti alla prevenzione del problema.
 
 Bibliografia
Bardelli, R. (2004). Generazione Epo. Chi e come ha distrutto il ciclismo. Firenze: Edifir Edizioni.
Fishbein, M., & Ajzen, I. (1975). Belief, Attitude, Intention and Behaviour: An Introduction to Theory and Research. Reading, MA: Addison Wesley.
Franques, P., Auriacombe, M., & Tignol, J. (2001). Sports, use of performance enhancing drugs and addiction. Annual Medicine International, 152, 37-49.
Mahler, N. (2001). Misuse of drugs in recreational sports. Ther Umsch. 58, 226-31.

Stroebe, W., & Stroebe, M. (1997). Psicologia sociale e salute. Milano: Mc Graw-Hill.

Ultima modifica: Dec 25 2009 ore 19:09

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