Organizzato dalla Città di Montebelluna (TV), dal 4 all’8 settembre si è svolto il Festival Sport e Cultura, che ha offerto ricchi spunti di riflessione e condivisione sul mondo dello sport a 360°.

L’evento è stato curato da Valter Durigon, insegnante di Educazione fisica iscritto all’AIPS, docente a Scienze Motorie presso l’Università di Verona. Di questo evento Durigon è stato ispiratore, regista ed organizzatore, con un lungo e curato lavoro preparatorio durato mesi.

In occasione dell’apertura ufficiale del Festival, hanno partecipato come ospiti d’onore la pluricampionessa olimpica Josefa Idem e il campione olimpico ad Atene 2004 Igor Cassina, intervistati proprio da Durigon che li ha stimolati a condividere importanti riflessioni sulle loro esperienze.

Nelle giornate successive sono stati proposti significativi momenti di formazione, riconosciuti dal MIUR attraverso la piattaforma S.O.F.I.A., come aggiornamento per gli insegnanti di Educazione Fisica. Laura Bortoli, psicologa membro del Direttivo AIPS, ricercatrice a Chieti, è intervenuta sulla relazione tra Educazione fisica, sport ed esercizio, sul significato di queste diverse componenti all’interno dell’ambito più ampio e comprensivo dell’attività motoria, e sul loro valore nell’ambito della scuola. Francesca Vitali, psicologa e docente all’Università di Verona, ha messo in luce il rapporto tra Educazione fisica e rendimento scolastico, evidenziando l’influenza dell’attività motoria su autostima ed autoefficacia, ma anche su aspetti cognitivi, come ad esempio l’attenzione, che incidono sulla prestazione scolastica. Angelo Sangalli, pedagogista e docente all’Università di Verona, ha analizzato la relazione tra attività motoria e problematiche cognitive e comportamentali nella scuola primaria, sottolineando la necessità di interventi motori significativi già a partire dall’infanzia. Altro ospite atteso è stato Mike Maric, medico, ex campione mondiale di apnea e scrittore, che ha evidenziato l’importanza di una corretta respirazione, proponendo al pubblico anche qualche esercizio pratico. Daniela Corinto, insegnante di Educazione fisica, ha poi coinvolto un gruppo di colleghi in una affascinante performance espressivo-motoria che parte da un progetto didattico realizzato a scuola. Altre figure di spicco presenti sono state Francesco Cuzzolin, preparatore atletico di Benetton basket, Virtus BO, Toronto Raptors,  attualmente di Andrea Dovizioso pilota del MotoGP, e Andrea Zorzi, ex pallavolista della “Generazione di fenomeni”. In serata, Annalisa Minetti, Chiara Coltri e Carlo Durante, atleti paralimpici, sono stati coinvolti da Moreno Morello nel racconto della propria esperienza.

Un momento di rilievo è stata poi la Tavola Rotonda presieduta dal giornalista e scrittore Adalberto Scemma, che ha diretto il confronto sul tema dello sport professionistico tra personaggi come Damiano Tomasi, presidente Assocalciatori, l’avvocato Fabio Poli, responsabile organizzativo Assocalciatori, Antonio Pavanello, Direttore Sportivo Benetton Rugby Treviso, Marcella Bounous, psicologa dello sport, docente presso lo IUSVE e Presidente AIPS, Tathiana Garbin, capitana non giocatrice della squadra di Federation Cup della FIT, e Gianfranco Beda, esperto in marketing e organizzazione di eventi sportivi. In questa sede si è discusso sulla necessità di dover ritornare all’originario approccio spontaneo allo sport, grazie al quale gli atleti possono giocare e divertirsi, alimentando il “fuoco che hanno dentro” della passione, senza dover forzatamente diventare dei professionisti, oltretutto rischiando i fenomeni tipici, e sempre più precoci nelle società sportive, del burnout e del dropout. Si è riflettuto anche sul ruolo dei genitori degli atleti, che dovrebbero essere sensibilizzati ed educati riguardo ai propri atteggiamenti nei confronti dei figli a casa e in tribuna, per evitare che lo sport sia un’attività “organizzata da adulti per adulti”.

Si è voluto dedicare uno spazio anche alle nuove tecnologie per la valutazione delle capacità psicofisiche degli sportivi, con l’intervento di Marcella Bounous e Luca Righetto, sull’utilizzo dello strumento scientifico Biofeedback per agire sulla relazione tra emozioni e sport, e la presentazione di Lorenzo Bortolan, ricercatore del CeRISM, sulla valutazione funzionale. Le nuove frontiere della tecnologia, infatti, possono contribuire alla conoscenza dell’essere umano in tutta la sua complessità, non solo per migliorare l’ottimizzazione della prestazione, ma anche per la prevenzione di problematiche legate alla salute, favorendo la consapevolezza della relazione tra la mente e il corpo, tra emozioni e stati fisiologici.

Va evidenziato come, durante il Festival, siano stati considerati non solamente ambiti tipicamente connessi allo sport, come la medicina e la psicologia, ma anche altri settori che sembrano meno collegati, quali l’architettura, l’urbanistica, l’arte, l’economia e la filosofia. Ricchi ed articolati sono stati gli interventi dei numerosi relatori, che hanno messo in luce, ad esempio, l’importanza di un ambiente urbano che offra spazi e servizi utili a stimolare il movimento in modo piacevole e sostenibile (slim city), o anche del settore delle attrezzature, attento all’innovazione, in termini di ricerca e sperimentazione, rispetto ai materiali, alle tecnologie, ai vincoli ergonomici. Infine, per evidenziare in modo ancora più significativo il valore culturale che ha lo sport, valore spesso disconosciuto, non sono mancati importanti riferimenti al legame antico fra filosofia, arte e sport.

La complessa organizzazione curata da Durigon ha voluto proporsi come tentativo di sensibilizzare un bacino sempre più ampio di popolazione, affinché l’attività motoria in generale e lo sport, come fenomeno socio-culturale specifico e diffuso, diventino una componente primaria per uno stile di vita sano e responsabile.

Il Festival è stato un contenitore ampio che ha raccolto spunti e riflessioni sul significato dello sport, delle storie personali, degli aspetti economici, ma soprattutto del forte legame che lega lo sport al mondo sociale e culturale: perché lo sport, secondo gli organizzatori, è cultura.